Abbiamo sempre meno tempo per ascoltarci e per dare importanza ai segnali che il nostro corpo ci invia. Spesso sono silenziosi e arrivano quando meno ce lo aspettiamo.
Siamo convinti di essere un interruttore: “acceso-spento” ovvero “stress-relax” e non consideriamo, invece, che il nostro corpo necessita di tempo per metabolizzare il ritmo che gli viene imposto.
Capita così che forti periodi di stress abbiamo effetto su di noi dopo mesi dal termine della “fase acuta”.
Abbiamo sempre meno tempo per ascoltarci e per dare importanza ai segnali che il nostro corpo ci invia. Spesso sono silenziosi e arrivano quando meno ce lo aspettiamo.
Siamo convinti di essere un interruttore: “acceso-spento” ovvero “stress-relax” e non consideriamo, invece, che il nostro corpo necessita di tempo per metabolizzare il ritmo che gli viene imposto.
Capita così che forti periodi di stress abbiamo effetto su di noi dopo mesi dal termine della “fase acuta”.
Come rendersi conto che qualcosa non sta funzionando? Tra i primi segnali di disagio che il corpo ci invia notiamo un aumento sproporzionato della fame oppure uno stato di pesante inappetenza. Ecco perché è indispensabile distinguere tra fame fisica, che si presenta come un vuoto nello stomaco, e fame emotiva, guidata da specifiche voglie o stati emotivi negativi.
L’idratazione è un altro elemento chiave per la salute. Ne abbiamo parlato molto anche negli altri articoli proposti sul nostro blog: idratarsi sia bevendo molta acqua che utilizzando sostanze a base di oli essenziali da spalmare sulla pelle, garantisce alle cellule l’equilibrio ottimale e le mantiene vive e attive.
Avete mai fatto attenzione ai vostri polpastrelli?
Se vi vedete grinzosi siete in uno stato di disidratazione profonda che si ripercuote sui vostri organi interni. Anche sintomi come labbra secche o una leggera stanchezza indicano che è ora di idratarsi. Bevendo regolarmente durante il giorno si mantengono energia fisica, concentrazione e benessere generale.
Il movimento è essenziale per la forza e la salute del corpo. Segnali come irrequietezza o
tensione muscolare suggeriscono che il corpo ha bisogno di muoversi e di fare attività fisica. L’esercizio regolare non solo ci fortifica fisicamente, ma allevia anche lo stress e migliora il nostro umore perché favorisce la produzione di ormoni “buoni” come le endorfine.
Infine, il riposo. Dormire è un’attività indispensabile per il recupero fisico, mentale e per il
benessere generale. Assecondare la richiesta di sonno concedendoci almeno 7 ore a notte, garantisce al nostro cervello il tempo di rigenerarsi, “ripulirsi” e prepararsi alla nuova giornata.
Il Focusing: ascoltarsi per fare spazio

Il Focusing, dall’inglese “mettere a fuoco”, è un’attività simile alla meditazione guidata che però si basa sull’ascolto attento e consapevole delle proprie sensazioni corporee: un’azione che aiuta anche a ridurre lo stato di ansia provocato da situazioni difficili da gestire o da questioni irrisolte. Attraverso questo metodo, il corpo utilizza la sua naturale predisposizione all’autoguarigione e risoluzione dei problemi.
La sensazione che avvertiamo è uno stimolo nervoso ad uno stato di entropia che il corpo
manifesta. Entropia intesa sia con accezione positiva che negativa. La sensazione che percepiamo rappresenta la prima realtà autentica, non ancora verbalizzata, che agisce come una comunicazione interna che fornisce risposte concrete a questioni significative per il sistema nervoso centrale.
La risposta fisica a questi stimoli è molto diversa e non sempre prevedibile. In alcuni di noi si possono manifestare blocchi interiori o sensazione di oppressione. In altri invece iperattività e insonnia.
Il Focusing, per il corpo, diventa una risorsa aggiuntiva.
Le origini del Focusing

Le origini del Focusing sono da ricercare negli anni ’60 quando Eugene Gendlin, filosofo e professore di Psicologia dell’Università di Chicago e collaboratore di Carl Rogers, sviluppò questa tecnica. Gendlin credeva che la capacità di connettersi con i propri segnali corporei fosse terapeutica perché innescava un processo di trasformazione profonda, contribuendo a sciogliendo tensioni e difficoltà, permettendo ai pazienti di attivare nuove risorse e strategie risolutive.
Secondo Gendlin, il fulcro del Focusing è la “sensazione percepita”: una reazione corporea ricca e complessa sperimentata in relazione a temi importanti della propria vita.
Questa sensazione, sebbene inizialmente vaga e indefinita, attraverso il Focusing può essere riconosciuta e chiarita.
In che modo agire attraverso il Focusing

Sono sei le fasi che compongono questa tecnica di autoascolto e indagine:
– Creare uno spazio e immergersi nel silenzio ponendosi in una condizione di ascolto del nostro corpo
– La sensazione sentita (felt-sense) per ascoltare la risposta che il corpo rimanda senza
analizzarla, limitandosi ad ascoltare la sensazione che essa produce a livello corporeo
– La simbolizzazione, ovvero cercare di dare una definizione tangibile alla sensazione (es.
spiacevole, pesante, oppressiva…)
– La risonanza tra sensazione e simbolo per capire se siano associabili ad un unico sintono
espresso dal fisico
– Porre domande come, ad esempio: Qual è il significato di questa sensazione?”, “Perché si
presenta in questo modo?”, “Cosa c’è in questa sensazione?”.
– Accoglienza per accettare la sensazione e trovare il metodo di non lasciare che influisca
pesantemente sul nostro equilibrio psicofisico.